MANUALE

Come è fatto Agent OS

Agenti che lavorano su una memoria condivisa, con i dati di ogni workspace isolati dal database e non dal codice applicativo. I numeri di questa pagina sono letti dal sistema in esecuzione nel momento in cui la apri.

104
strumenti esposti agli agenti
11
agenti nel marketplace
52
decisioni architetturali registrate
116
migrazioni di schema applicate
4.66.0
versione in esecuzione

Letti il 9 ottobre 2026 alle ore 21:12. Dove compare non verificato, la fonte non ha risposto: preferiamo dirlo che scrivere un numero che non abbiamo controllato.

Il flusso

Quattro passi, sempre gli stessi. Invoke: si apre una sessione su un agente e il server gli consegna il contesto già selezionato — la pagina dell'iniziativa su cui si lavora, gli elementi pertinenti al compito, e l'elenco di ciò che resta recuperabile a richiesta. Chat: si lavora. Writeback: la sessione viene digerita e i fatti emersi finiscono nello stato dell'iniziativa, o in una coda di revisione quando la confidenza non basta. Evolve: le correzioni ricevute in sessione diventano proposte di modifica al prompt dell'agente, che un umano approva.

Il quarto passo è quello che distingue un sistema di agenti da una collezione di prompt: senza, lo stesso errore si ripresenta a ogni sessione.

L'isolamento dei dati

Ogni workspace vede i propri dati e nient'altro, e il confine è nel database: le tabelle hanno row level security attiva e forzata, e la politica di isolamento confronta il workspace della riga con quello della richiesta. Non è un filtro che il codice applicativo aggiunge alle query — se lo dimenticasse, la riga resterebbe comunque invisibile.

Una funzione di controllo interroga periodicamente il database su quali tabelle abbiano il perimetro completo, e deve tornare a zero righe. Un test la esegue prima di ogni rilascio: una tabella nuova senza isolamento non arriva in produzione.

C'è un caso in cui una lettura attraversa più workspace, e vale la pena dire com'è fatto perché non è un'eccezione al confine. Chi possiede più workspace può chiederli insieme, in sola lettura: l'insieme non è una lista che il chiamante propone, è costruito dal server dalle appartenenze verificate, e comprende solo i workspace di cui quella persona è proprietaria. Uno in cui abbia un ruolo minore resta fuori, e la risposta lo dice invece di ometterlo. Ogni riga porta il nome del workspace da cui viene: mescolare cinque origini senza dichiararle sarebbe un modo elegante di perdere il conto. Le scritture non cambiano: si scrive dentro un workspace alla volta, sempre.

La memoria

Il contesto di lavoro sta in tre forme. Le iniziative con il loro stato corrente: dove siamo, cosa è aperto, cosa è stato deciso. La conoscenza del workspace: i fatti stabili, le persone, i vincoli. Le sessioni e i loro esiti, che alimentano le prime due invece di restare nei messaggi di una chat.

Un agente di background analizza periodicamente la coerenza di questa memoria e produce un briefing con le contraddizioni trovate: due fonti che dicono cose diverse, un loop aperto da troppo tempo, un'iniziativa che nessuno tocca più. Le porta a verdetto una alla volta, con un vocabolario chiuso di azioni e l'anteprima di ciò che cambierebbe prima di scrivere.

Come ci si collega

Il server parla il Model Context Protocol, quindi qualunque client che lo supporti può usarlo: Claude, un client terzo, un'integrazione fatta in casa. L'accesso è per chiave o per OAuth, e ogni scrittura è ancorata alla sessione e al workspace da cui parte: non esiste una scrittura che si risolva sul workspace "attivo" e finisca altrove.


La versione impaginata di questo manuale è in preparazione.